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Domenica, 22 Settembre 2019 14:37

Quando i videogiochi fanno male ai bambini

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Bambini e Videogiochi Bambini e Videogiochi Foto di Kaku Nguyen da Pexels

Le attività ludiche dei bambini in questi ultimi due decenni sono cambiate davvero molto, siamo passati in un lampo dai giochi come le automobiline, bambole e affini, ai videogiochi se non addirittura ai giochi in realtà virtuale.

Giochi intangibili e per certi versi meno partecipativi (meno sociali) in quanto non stimolano la fantasia e di solito individuali, che induco solo a risposte automatiche. Di fatto, i giochi moderni o meglio, quelli praticati attraverso una consolle portano ad una sorte di “isolamento” e non raramente ad una alienazione sociale.

Per questo è molto importante scegliere, specie per i bambini più piccoli, giochi che offrono una sorta di stimolo e consenta la partecipazione quindi condivisione.

Alcuni videogiochi sono particolarmente dannosi per i piccoli, specie quando si tratta di quelli che portano ad un eccitamento elevato. Sono quelli delle storie di guerra, d’azione, zombi e affini. Questi videogiochi eccitano e creano tensione, alterando non solo l’umore dei bambini ma anche la loro percezione.

Sappiamo inoltre che a questo stato di eccitamento si aggiunge l’effetto “sfarfallio” dei monitor che procura quello che scientificamente è noto come ipervigilanza che altera completamente il ciclo del sonno e della veglia. Facile immaginare gli effetti.

Giochi che danno dipendenze

La maggior parte dei videogiochi che provocano un eccesso di eccitazione, sono anche quelli che portano i bimbi ad avere dipendenza. La sovrastimolazione induce ad una ricerca sempre più elevata di certe sensazioni, da qui nasce la dipendenza e quindi la necessità per il bambino di continuare a giocare. Ci sono stati casi in cui bambini e adolescenti hanno fatto azioni terribili, fino al suicidio solo perché i genitori hanno impedito loro di giocare.

La potenza dei videogiochi è quella del fascino creato dagli effetti, i colori, le animazioni ed i suoni, contribuiscono a creare un “ambiente” alieno dove il bambino una volta entrato vorrà rimanerci sempre. Questo è il punto più dolente, evitare proprio che in quell’ambiente il bambino ci entri, ed è certo un’impresa non facile considerano il contesto sociale contemporaneo in cui viviamo.

Questo ci fa capire la portata del fenomeno e la sua estrema gravità. Il tempo dedicato ai videogiochi deve quindi essere controllato adeguatamente. Un problema che va affrontato in un quadro di educazione familiare complessiva.

Soprattutto evitare la tecnologia ai piccini

Quante volte abbiamo visto mamme e papà dare il proprio cellulare a bambini di 1/2 anni, solo per tener buoni il bambino in modo che non “disturbi” gli adulti. Questo è uno tipico errore. Un errore banale ma che avrà effetti molto profondi perché una volta che il piccolo comprende questi strumenti non vorrà più separarsene, e ad ogni capriccio il genitore sarà ben felice di offrire il suo cellulare.

In questo contesto non si fa altro che “iniziare” il bambino a quella che sarà per certi versi, la sua gabbia per il futuro della sua crescita.

È importante quindi non farsi sedurre dalle vie facili per tenere a bada i piccoli, le scorciatoie soddisfano a breve ma nel lungo periodo arrecano solo danni. Occorre quindi fare attenzione, evitare almeno per i primi 4/5 anni quanto più possibile il contatto con la tecnologia.

Un bambino non sa cos’è un cellulare fino a quanto qualcuno non glielo mostra, stessa cosa vale per i videogiochi, evitare almeno nella tenerissima età, poi in seguito scegliere giochi che si possono definire tali. Altrimenti gli effetti collaterali possono essere imprevedibili come non esserci affatto, una “lotteria” che il buon senso direbbe di evitare!